OTTOBRE ROSA, IL CHIEVO SOSTIENE PINK DARSENA PER LA PREVENZIONE DEL TUMORE AL SENO
La prevenzione è il primo passo per vincere la partita contro il tumore al seno. Un messaggio importante che, in occasione di Ottobre Rosa, il ChievoVerona sceglie di sostenere attraverso un’iniziativa solidale a favore di Pink Darsena del Garda, associazione di promozione sociale nata a Bardolino e impegnata nel supporto alle donne che affrontano il percorso di recupero dopo un intervento chirurgico al seno.
In Italia, il tumore al seno colpisce circa una donna su otto nel corso della vita e ogni anno si registrano circa 55.000 nuove diagnosi. La diagnosi precoce, attraverso controlli regolari e percorsi di screening, rappresenta uno degli strumenti più importanti per individuare la malattia tempestivamente e aumentare le possibilità di cura. Per questo, parlare di prevenzione significa promuovere la consapevolezza, incoraggiare le donne a prendersi cura della propria salute e ricordare che affrontare la malattia non deve mai essere un percorso solitario.
Il sostegno del ChievoVerona: tre maglie per una causa importante
Per dare un contributo concreto alle attività dell’associazione, il ChievoVerona mette a disposizione tre maglie ufficiali indossate in partita (match-worn): quella di Kailey Willis, utilizzata contro l’Erbusco, e quelle di Alberto Paloschi e Dardan Vuthaj, indossate nella sfida contro Milan Futuro.
Le maglie sono disponibili attraverso una vendita benefica al costo di 100 euro ciascuna. Per prenotarle è possibile scrivere all’indirizzo bottagisio@chievoverona1929.com. Le richieste saranno gestite in ordine di arrivo e l’intero ricavato sarà destinato a Pink Darsena del Garda, per sostenere le attività e i progetti dell’associazione.
Un gesto semplice, attraverso il quale il mondo dello sport si mette al servizio della salute e della comunità, contribuendo a diffondere un messaggio fondamentale: la prevenzione è una responsabilità condivisa e il sostegno alle donne che affrontano la malattia può fare la differenza.
Dragon Boat: lo sport come parte del percorso di recupero
Tra le attività di Pink Darsena del Garda c’è il Dragon Boat, una disciplina praticata su una lunga canoa con venti posti, nella quale il ritmo della pagaiata è scandito da un tamburo. Non è soltanto uno sport, ma anche un’esperienza di condivisione, sostegno reciproco e recupero psicofisico.
Negli anni Novanta, il medico canadese Don McKenzie contribuì a superare la convinzione secondo cui, dopo un intervento per tumore al seno, fosse necessario evitare determinati sforzi con il braccio per prevenire il linfedema. Il suo studio del 1996 aprì la strada a nuove prospettive sull’attività fisica per le donne operate, favorendo la diffusione del Dragon Boat tra le Breast Cancer Survivors, le donne che hanno affrontato un tumore al seno.
La realtà di Pink Darsena è nata sul Garda nel 2019, grazie all’incontro con il reparto di oncologia dell’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, in seguito all’esperienza di malattia della capitana Monica. Da allora, il gruppo è cresciuto fino a riunire quasi sessanta iscritte, tra donne operate, pazienti oncologiche e sostenitrici. L’associazione, guidata da Valeria Tagliaferro e recentemente riconosciuta da una delibera della Regione Veneto, porta avanti anche attività di sensibilizzazione in collaborazione con le strutture sanitarie di Verona, Negrar e Peschiera.
In queste settimane, inoltre, l’ospedale di Negrar ospita una mostra fotografica curata dall’associazione, con testimonianze dirette di donne che raccontano la propria rinascita dopo la malattia.
Insieme, anche dopo la malattia
«Quando terminano la chemioterapia e la radioterapia, ci si ritrova spesso sole con le proprie paure e con tante domande sul futuro», racconta Valeria Tagliaferro, presidente di Pink Darsena del Garda. «Entrare in questo gruppo significa incontrare donne che hanno vissuto esperienze simili e scoprire che è possibile ripartire. In barca non ci sono distinzioni tra chi ha affrontato un intervento e chi è al nostro fianco come sostenitrice: remiamo tutte insieme verso lo stesso obiettivo. La squadra riesce a raggiungere traguardi che da sole sembrerebbero impossibili».
L’attività prosegue durante tutto l’anno, con gli allenamenti sul lago nei mesi estivi e in palestra durante l’inverno. Un impegno che va oltre lo sport e che dimostra quanto il movimento, la condivisione e il sostegno reciproco possano accompagnare le donne nel percorso di recupero, sempre in accordo con le indicazioni dei professionisti sanitari.
«Allenarsi significa non mollare mai», conclude Tagliaferro. «Quando sembra di non farcela più, basta voltarsi verso le compagne di barca per ricordarsi che stiamo remando tutte nella stessa direzione. Insieme non si è mai sole».
Con questa iniziativa, il ChievoVerona rinnova il proprio impegno sociale sul territorio, trasformando la passione per il calcio in un’occasione concreta di solidarietà. Perché anticipare la giocata, nello sport come nella vita, può fare la differenza: attraverso la prevenzione, la diagnosi precoce e il sostegno a chi affronta la malattia, ogni piccolo gesto può contribuire a una partita che riguarda tutti.








